I pavimenti ecosostenibili: una scelta per il nostro benessere domestico

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I pavimenti ecosostenibili sono già una possibilità reale a cui guardano architetti e interior designer. Individuare la pavimentazione giusta per il proprio ambiente di vita è fondamentale.

L’impatto dei rivestimenti ha effetti sia sulla vita di tutti i giorni che sull’ecosistema. Per questo motivo è bene preferire il materiale più adatto con un’attenzione particolare all’ambiente.

In questo articolo affronteremo pro e contro delle pavimentazioni più comuni sul mercato.

pavimenti ecosostenibili in legno


Pavimenti in legno e ecocompatibilità


Il legno è un rivestimento molto diffuso ed ecosostenibile per questi motivi:

  • ha un forte potere coibente e igroscopico
  • è resistente
  • possiede una elevata temperatura superficiale
  • può provenire da fonti rinnovabili
  • è biodegradabile e riciclabile.

Cosa scegliere e perchè

Spesso per il trattamento e il fissaggio vengono utilizzati composti chimici e
potenzialmente tossici, soprattutto per gli esterni
, dove serve aumentare la vita e la resistenza del materiale, pericolosi sia in fase di produzione che di posa a causa dei composti organici volatili che rilasciano.

Il livello di sostenibilità ambientale del legno è quindi elevato a patto che si rispettino alcune buone pratiche sia nella scelta del rivestimento e di tutti gli elementi che completano la pavimentazione.

Ad esempio puoi scegliere vernici che contengono almeno il 70% di materie prime da fonti rinnovabili, a ridotto contenuto di monomeri e fotoiniziatori liberi.

Scegli legni di specie locali e a crescita rapida (pino, abete, ontano, robinia, pioppo…), che hanno il vantaggio di ricrescere in tempi brevi e impattare meno sul trasporto. Fa eccezione il Bambù, che, sebbene esotico, può essere impiegato con un buon livello di sostenibilità ambientale.

Da evitare i parquet prefiniti o laminati perché contengono collanti e resine per tenere insieme i vari strati, a favore del legno massello. Per quanto riguarda gli elementi per il fissaggio e il trattamento invece sono da preferire le alternative animali e vegetali, come cera d’api, olio di semi di lino, vernici naturali, ma anche inchiodatura e fissaggi a secco.


Scopriamo i materiali per i pavimenti ecosostenibili

Le proprietà del pavimento in sughero

pavimenti in sughero

Il sughero è un rivestimento dall’alto livello di biocompatibilità perché deriva dalla corteccia di una pianta: ogni 10 anni lo stato più esterno si può rimuovere senza procurare danni all’albero.

È impermeabile, soffice e duttile, ma la sua ecosostenibilità diminuisce a seconda del trattamento che potrebbe subire e dei costi di trasporto. I produttori di questo materiale sono principalmente nella penisola iberica.


Il Linoleum, una soluzione ecocompatibile

pavimenti ecosostenibili in linoleum

Erroneamente confuso con i pavimenti vinilici o in gomma, il linoleum è un materiale resistente interamente naturale e versatile.

Deriva dalla composizione di olio di lino, resina di pino, sughero e calcare polverizzati, farina di legno, colore naturale su una tela di iuta. Ha ottime proprietà termiche, antibatteriche, antistatiche, ed è interamente riciclabile e biodegradabile.

L’unica pecca di questo strabiliante materiale è l’utilizzo di alcuni concimi chimici nella produzione dei semi di lino.


I pavimenti ecosostenibili in gomma

Il pavimento in gomma è mediamente ecosostenibile, invece, solo se si tratta di gomma riciclata, proveniente dagli pneumatici oppure naturale, estratta quindi dall’albero.

Il resto dei pavimenti in gomma al di fuori di queste due categorie, purtroppo, contiene elevate quantità di PVC.

pavimenti ecosostenibili

I pavimenti ecosostenibili possono essere in ceramica, terracotta e mattone?

Nota per la sua resistenza e la sua adattabilità, la ceramica è composta a partire dall’argilla, quindi decisamente biocompatibile. Richiede scarsa manutenzione e può essere impiegata all’esterno se sottoposta a vetrificazione.

L’attenzione in termini ambientali va rivolta a due aspetti: i collanti utilizzati per la posa, che potrebbero contenere VOC e le elevate energie utilizzate per la produzione e il trasporto.

Un discorso ancora più valido per le pavimentazioni in terracotta, che sono caratterizzate da costi di realizzazione e trasporto elevati, perché i produttori si trovano in pochissime aree del mondo.

Non fa eccezione il mattone, che ha la stessa origine naturale a base d’argilla delle precedenti soluzioni, ma le elevate temperature necessarie per la sua produzione lo rendono poco biosostenibile.

pavimenti ecosostenibili in pietra

Rivestimenti in pietra e ambiente

I pavimenti in pietra sono tra i più resistenti e versatili, aiutano a mantenere freschi gli ambienti nei climi caldi e in generale sono impiegati nella strategia solare passiva.

Tuttavia i pavimenti in pietra hanno forti ricadute a livello ambientale ed ecostitemico in quanto non sono interamente rinnovabili e, come è facile intuire, i costi di estrazione dalle cave e di trasporto sono altissimi per l’ambiente.

Se a questo aggiungiamo l’applicazione di vernici e impermeabilizzanti, allora il livello di ecosostenibilità della pietra diminuisce ulteriormente.

Alcune buone pratiche per ridurre l’impatto ambientale di questo materiale sono il recupero di vecchie pietre senza estrarne di nuove e la scelta di lastre spesse da posare con sabbia e malta, evitando gli agenti chimici.

Una caratteristica intrinseca della pietra cui bisogna fare attenzione se la scegliamo come rivestimento è il suo grado di radioattività, un inquinante invisibile e non eliminabile che troviamo soprattutto nei graniti e nelle pietre di origine vulcanica.

pavimenti ecosostenibili in cemento

Quando la pavimentazione in cemento è ecocompatibile


Di gran moda negli ultimi anni, il cemento rappresenta una tendenza per dare un tocco “industrial” ai nostri interni e può essere accostato ad altri materiali per creare insoliti contrasti.

Come la pietra, anche il cemento può essere utilizzato nei climi caldi per via della sua ottima massa termica e ben sopporta i riscaldamenti a pavimento. Ma quanto è ecosostenibile? Dipende dalla sua composizione.

Sono da evitare le miscele con additivi e altri materiali e bisogna preferire la purezza della composizione. Il Cemento puro, certificato per l’assenza di radioattività, e il cemento bianco sono i più adatti in termini ambientali.

Ecocompatibilità dei rivestimenti morbidi

Un universo molto variegato e utilizzato soprattutto al di fuori del nostro Paese è quello dei pavimenti morbidi.

I fattori che devono guidare la scelta in questo settore sono la tipologia di fibra, prediligendo quelle naturali (lana, cotone, sisal, iuta, alga marina, canapa…) rispetto a quelle sintetiche, il tipo di collanti e supporti per il fissaggio delle stesse e la compatibilità con l’impianto
di riscaldamento presente.

Le fibre infatti non sono indicate per i riscaldamenti a pavimento perché il loro effetto isolante non farebbe circolare adeguatamente il calore, con un conseguente spreco di energia.

Le fibre naturali sono generalmente ipoallergeniche, ad eccezione della lana per alcuni soggetti predisposti. Per il fissaggio invece sono da preferire pose sopra uno strato di gomma o feltro.

Se non vogliamo rinunciare alla sensazione di morbidezza del pavimento possiamo optare per l’utilizzo di tappeti e passatoie, molto caldi d’inverno e rimovibili nei mesi estivi.

Nella scelta della pavimentazione più adatta alla nostra casa o al nostro ufficio il design e il gusto personale possono quindi andare incontro all’ambiente e le soluzioni in commercio coprono molte esigenze.

Pavimenti ecosostenibili? Alcune regole da seguire


Ecco qui alcune regole generali per guidarci verso una scelta ecosostenibile per il nostro pavimento:

  • preferire i rivestimenti, i supporti e i materiali di fissaggio naturali e locali rispetto a quelli sintetici e chimici oppure dall’elevato costo di trasporto con un occhio di riguardo alle certificazioni dei prodotti;
  • il contributo del materiale in termini di risparmio energetico passivo rispetto al clima e alle proprietà della casa;
  • l’impatto del materiale in termini di tossicità, odori, radioattività e cariche batteriche sulla qualità dell’aria e dell’ambiente domestico;
  • considerare il livello di riciclabilità del materiale impiegato e se proviene da una fonte rinnovabile.

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